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In Basilicata la coltivazione dei fagioli viene registrata alla fine del 1600. A Sarconi, sulle sponde del torrente Sciaura e del fiume Maglie, la pianta di fagiolo esprime ancora oggi tutto il suo potenziale qualitativo. Da quasi tre secoli i fagioli rappresentano per gli agricoltori di Sarconi, dunque, una vera fonte di sostentamento dapprima alimentare e poi economico, infatti, in tempi di povertà, in mancanza di proteine animali, la pasta e fagioli divenne il piatto simbolo della civiltà contadina, la “carne dei poveri”. Proprio per le sue peculiarità e qualità, in primis quella di cuocere a “prim’ acqua”, nel 1996 il Fagiolo di Sarconi ha ricevuto il riconoscimento europeo, il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta), entrando a far parte dei prodotti italiani d’eccellenza. Diciannove sono gli ecotipi riconosciuti tra cui, solo per citarne alcuni, troviamo i “ciuoti”, i “risi”, i “tabacchini”, la “tuvagliedda”, i “verdolini”, la “maruchedda”, i “nasieddu”. Inoltre, dopo anni di individualismo da parte delle aziende, i tempi sembrano maturi per la costituzione di forme produttive aggregate con sguardo al futuro. Molti sono gli studi scientifici sul prezioso legume. Esperimenti recenti hanno scoperto proprietà terapeutiche dei fagioli: nel 2015 è stata riscontrata nei semi la presenza di sostanze ipocolesterolemizzanti (soia saponine) che inibiscono l’assorbimento del colesterolo. Quest’anno (2018), un recente lavoro riporta che i fagioli di Sarconi possiedono anche un’attività ipoglicemizzante, ovvero, riducono l’assorbimento intestinale del glucosio. In altre parole, una dieta contenente fagioli di Sarconi, non può che far bene alla salute.

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